Visualizzazione post con etichetta movies. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta movies. Mostra tutti i post

martedì 18 giugno 2013

Preferiti maggio

Finalmente dopo uno hiatus inaspettato e involontario, durato più di due settimane, riesco a dedicarmi nuovamente al mio blog! Purtroppo ultimamente non riesco a trovare abbastanza tempo da dedicargli e mi duole moltissimo, ma questa storia deve finire, a costo di fare i salti mortali in futuro.
Quindi anche se siamo praticamente già a fne giugno ecco la mia top list di maggio:




  • Confessions - Dopo la presentazione al Far East Film Festival 2013 di Udine dove è stato premiato dal pubblico, questo particolarissimo film giapponese è sbarcato nelle nostre sale il mese scorso. Mi ha colpito come accade di rado e definirlo un revenge movie sarebbe davvero riduttivo, anche se la storia di fondo è quella di una giovane e sfortunata donna la cui bimba viene assassinata e che decide di farsi giustizia a modo suo. Ma i punti di vista, e di conseguenza le realtà in ballo, sono molteplici e complesse. Quello che definisce questa pellicola è infatti proprio il racconto stesso e la sua stratificazione contorta, che si evolve travalicando generi diversi. Mi rendo conto che non è un film per tutti, ma ha davvero troppi pregi e quindi preferisco rischiare e consigliarvelo comunque.





  • Blush Nyx - Mi riferisco a quelli in polvere (dato che il brand è abbastanza noto per quelli in crema che non ho ancora avuto la fortuna di provare, mi sembra giusto non creare confuzione). Io ho due colorazioni molto diverse tra loro, ovvero Taupe e Amber. La prima la uso per fare il contouring, come molte d voi avranno già immaginato dato che è celebre per questo motivo. Avendo preso i prodotti on line avevo paura che (come sempre) potesse essere troppo scura per la mia carnagione, che definire pallida è un eufemismo, io infatti ho un sottotono Casper, infatti sono di una tonalità di bianco praticamente trasparente. Non vi preoccupate, poi ci pensa la ciccia a non farmi esalare, quella non manca mai! Tornando ai fatti, questo colore si è rivelato invece perfetto per me, non è per nulla aranciato, non stacca troppo con lo sfondo che nel mio caso si può bene definire white canvas senza alcun uso di metafore. Lo sto usando SEMPRE! Il colore Amber invece lo uso come un blush normale, su di me è molto "vivace" ma non lo definirei assolutamente scuro, si tratta anzi di un bel colore davvero squillante e il prodotto è pigmentatissimo. E' un po' più deciso rispetto a quello che sono solita usare io, ma mi ha comunque conquistata.

  • Freeze Hold Hair Spray by Tresemmè - Adoro questo brand, ha dei prodotti ottimi e il rapporto qualità prezzo è davvero notevole. Questa, da quando l'ho provata due anni fa a Londra, è la mia "lacca per capelli" preferita. Tiene tanto, non appesantisce e non lascia residui eccessivi, anzi forse non ne lascia proprio, ma credo dipenda anche dalla frequenza con cui si usa e ci lava i capelli suppongo. In questa stagione (a dire il vero mi riferisco alla primavera quindi forse dovrei dire la stagione scorsa), per misteriose ragioni che a me sfuggono completamente, i miei capelli super fini e trattati sono più elettrici e volatili del solito. Questo spray mi salva davvero la vita perché riduce moltissimo lo mio stress e il disagio che mi procura il suddetto stato della mia capigliatura. Purtroppo in aereo si possono portare solo delle confezioni piccole e io ormai sono quasi arrivata agli sgoccioli. Un motivo in più per tornare a Londra il prima possibile... uno dei tantissimi!

  • Young and Beautiful - La canzone di Lana Del Rey per la colonna sonora de Il Grande Gatsby. Purtroppo non sono riuscita a vedere il film e mi spiace moltissimo, spero di riuscire a recuperarlo al più presto. Nel frattempo mi consolo magramente ascoltando questo brano che mi piace tantissimo!





giovedì 9 maggio 2013

Voglia di Giappone #1: Kiki Consegne a Domicilio

Buonasera fanciulle!

Sarà colpa dei ciliegi (e non solo) in fiore, ma in questo periodo, oltre a rischiare l'estinzione per l'allergia, ho un desiderio micidiale di tornare in Giappone. Diciamo che è un sentimento che mi accompagna costantemente ormai da molti anni, ma in questa stagione si intensifica sempre.

A questo proposito vorrei parlarvi di un film carinissimo: Kiki - Consegne a domicilio. Il film è prodotto dal celeberrimo Studio Ghibli del maestro Hayao Miyazaki, vero è proprio mago del lungometraggio di animazione made in Japan. Ebbene sì, ormai anche i profani lo avranno capito: stiamo parlando di cartoni animati!
Anche se la pellicola risale all'ormai lontano 1989 potete trovarla in questi giorni nelle nostre sale (dove in realtà sta già da un po', scusate il ritardo ;P)
Se siete della mia generazione - diciamo sulla trentina - Miyazaki lo conoscete di sicuro, magari a vostra insaputa, ma vi basti sapere che è il papà di Heidi, Conan il ragazzo del futuro... e quella piaga di Anna dai capelli rossi. Se non sapete di cosa parlo allora siete giovani, o comunque più giovani di me, beate voi, cosa state a fare ancora qui? Spegnete il pc e andate a godervi il fiore degli anni! Oppure no, continuate a leggere, fate un po' come volete dai.
Mi ero ripromessa di non divagare, ed ho ovviamente fallito.
Kiki consegne a domicilio è un film molto grazioso che parla di una streghetta tredicenne che intraprende il suo cammino verso l'indipendenza. Ma tutto quello che volete e dovete sapere lo trovate scritto qui nella mia recensione, perciò eviterò di ripetermi all'infinito.





Per pura onestà intellettuale, ci tengo a rendere noto che tra i film di Miyazaki che ho avuto il piacere di vedere, questo non è il mio preferito, come forse si evince dalla mia recensione. Perciò se siete del tutto profane e non sapete di cosa io stia parlando, ma pensate che possa interessarvi o incuriosirvi l'argomento, io vi consiglierei di cimentarvi innanzitutto con quelle che a mio avviso sono tra le opere più spettacolari e riuscite del regista, cioè Spirited Away (La città incantata), Il mio vicino Totoro e Il castello errante di Howl. Si tratta ovviamente di un modesto consiglio, magari è meglio se scegliete in base alla trama e a quello che pensate meglio possa soddisfare i vostri gusti. C'è solo l'imbarazzo della scelta fidatevi!

sabato 2 marzo 2013

The Best of... gennaio & febbraio

Ovvero il post con i miei preferiti, ma in edizione bimestrale, poiché lo scorso mese non sono riuscita a scriverne uno in tempo utile.
Quindi beccatevi questa compilation e poi fatemi sapere le vostre opinioni e consigli.


  • Soluzione Micellare Sensibio H2O di Bioderma - (aka struccante per la sottoscritta) che come vi dice l'azienda sul sito ufficiale è il preferito dalle bloggers di tutto il mondo, potevo dunque io esimermi? Scherzi a parte oltre a questo appunto, qui troverete ben elencate alcune delle sue caratteristiche e peculiarità che lo rendono così speciale, ma quello che amo io in particolare di questo detergente è il fatto che non ha bisogno di risciacquo. Nella mia routine questo aspetto ha un peso decisivo perché io mi trucco principalmente la sera, e in questa occasione so quando esco, ma non so quando torno, l'unica certezza è che il 90% delle volte l'ora del rientro sarà tarda, per usare un eufemismo. Vi assicuro che all'alba la priorità è recuperare più ore di sonno possibili senza sprecare neanche un minuto e sciacquarsi il viso con l'acqua sinceramente non aiuta per nulla. Io però ho una vera e propria fissazione per il risciacquo, ne sento proprio la necessità impellente sempre e comunque. Finché non ho provato Sensibio. La sensazione di pulizia e di freschezza e a dir poco estrema e non fa assolutamente rimpiangere l'acqua, anzi la detersione è talmente ottimale che io dopo sul viso applico anche la crema idratante, proprio come farei se mi fossi lavata normalmente. Provare per credere.




  • Django - ovvero Django Unchained di Quentin Tarantino e Sukiyaki Western Django di Miike Takashi. Probabilmente alcune di voi l'avevano già intuito quando ho scritto un post dedicato a questi due film, ma non temete, per il vostro bene non voglio ripetermi. In caso a qualcuno interessasse il succitato post, può trovarlo qui!

lunedì 11 febbraio 2013

Django e i suoi fratelli

Non proprio la solita recensione.


Ogni qualvolta Quentin Tarantino annuncia un suo nuovo progetto io entro in uno stato di trepidante attesa. Quando ho saputo di Django Unchained però, mi sono trovata un po' spiazzata, perché nonostante io abbia sempre avuto un occhio di riguardo per il cinema di serie B, quello nostrano ovviamente incluso, lo Spaghetti Western non fa per me. I film di Sergio Leone sono dei capolavori e non ci piove, ma a C'era una volta il West io ho sempre preferito C'era una volta in America, tanto per capirci insomma.
E di Corbucci ho avuto modo di vedere più che altro le commedie che ho più o meno apprezzato a seconda del caso. Sapevo che costui fosse il "papà" di Django, ma non ho mai visto il film con Franco Nero, tantomeno ho prestato attenzione alla prole illegittima che quest'ultimo ha generato. All'epoca infatti il film Django deve essere stato un vero è proprio fenomeno e molti registi hanno cercato di cavalcare l'onda del successo ottenuto da questo personaggio portato sullo schermo per la prima volta da Sergio Corbucci, o meglio di approfittarsene. Spero venga apprezzata la mia onestà.

In occasione dell'uscita nelle sale del film di Tarantino avrei potuto rimediare e fare ammenda dei miei peccati, sorbendomi le numerose maratone tv che i palinsesti hanno dedicato in modo molto paraculo al nostro eroe, trasmettendo tutti i film che hanno il nome Django nel titolo, per poi tirarmela vantando chissà quale conoscenza pregressa degli antenati storici della nuova creatura di Tarantino. Ma non è il mio stile... anche se pare che sia quello di molti altri, buon per loro. O forse no.
I buon vecchio - e oramai anche panciuto - Quentin non ha mai fatto mistero del suo amore per i B movies, e per quelli Italiani in particolare, da cui spesso è stato ispirato o che ha voluto omaggiare e ricordare all'interno delle sue opere. Era praticamente inevitabile che prima o poi si cimentasse con lo Spaghetti Western. Eppure io non mi sentivo pronta, avevo paura che non sarei riuscita a farmelo piacere, e questo sottointende chiaramente l'aver dato quasi per scontato da parte mia che Django Unchained non sarebbe riuscito a conquistarmi in maniera spontanea ed immediata. Anche io ho i miei pregiudizi e purtroppo oltre a quelli ho anche parecchi limiti. Ma ne almeno ne sono ben cosciente .

Poi mi sono ricordata di un altro Django già in mio possesso e che volevo vedere in tempi ancora non sospetti, ovvero Sukiyaki Western Django di Miike Takashi, regista giapponese che adoro da sempre.
Quindi prima di cimentarmi nella visione di quello "unchained", mi sono dedicata al suo cugino un po' più grande e con gli occhi a mandorla, nella speranza che questo, entusiasmandomi come fanno sempre i film di Miike, mi rendesse più ben disposta nei confronti del film di Tarantino. E avevo ragione.
Sukiyaki Western Django è il personalissimo omaggio di Miike al genere dello Spaghetti Western, il sukiyaki del titolo è infatti un piatto tipico della cucina nipponica, che qui prende quindi il posto della nostra amatissima pastasciutta. Come suo solito il regista saccheggia e stravolge i canoni dei generi cinematografici per regalarci un film originalissimo e unico.


La storia è quella di un villaggio, dove si narra che sia nascosto un tesoro di natura ed entità sconosciuta, che viene sconvolto dall'arrivo di due bande di malviventi che vogliono scovarlo, nonché assumere il potere. L'arrivo di un pistolero formidabile e misterioso, disposto a mettersi al soldo del miglior offerente, inasprisce ulteriormente la rivalità tra i Rossi e i Bianchi, portando ad un'inaspettato finale che coinvolgerà i pochi abitanti che hanno resistito all'assedio e non solo.
Un piccolo ruolo nel film ce l'ha anche Quentin Tarantino stesso, che ha deciso di partecipare giocosamente al film che il suo collega, nonché amico, Takashi aveva deciso di dedicare al western all' italiana - più che a Django in sé per sé - di cui entrambi si sono evidentemente infatuati.



I saloon sono sostituiti da costruzioni con il tetto a pagoda, dove le stanze hanno i tatami e sono separate da porte di riso. Ci sono gli inseguimenti a cavallo e gli speroni, ma si uccide a colpi di katana oltre che di pistola. Il selvaggio oriente si tinge dei colori della tradizione del sol levante, per un risultato esuberante, dove trova ampio spazio anche la letteratura Shakesperiana con la sua guerra delle rosa (tratta da Riccardo III) da cui il film trae gran parte della sua simbologia metaforica. E qui il rosso e il bianco delle due fazioni in lotta daranno vita a numerose sfumature di malvagità, strizzando spesso un occhio al grottesco.
La figura del pistolero solitario, lo straniero che arriva al villaggio per fare da giustiziere, e che di solito ha il ruolo da protagonista nei western classici, qui è una figura un po' assente e qui serve più che altro a fare da innesco per tutta una serie di scoppiettanti personaggi che hanno più spessore e sono decisamente più rilevanti ai fini della storia.
Ogni qualvolta Miike si confronta con un genere diverso, non lo possiede prepotentemente, annientandone l'essenza, ma al contrario intreccia con esso una relazione di profondo amore e rispetto con cui lo esalta, senza però rinunciare al suo stile personale.

Come avrete capito Sukiyaki Western Django mi è garbato assai, così bella carica, anzi caricata a molla tipo jack-in-the-box perché l'immagine della pupazza/pagliaccia trovo mi si addica molto, mi sono concessa finalmente la visione del tanto chiacchierato Django Unchained di Tarantino.
Come ben saprete, non amo scrivere le trame, oltretutto trattandosi di un film recente e probabilmente ancora in sala, non voglio rischiare di ammollarvi qualche spoiler. Perciò vi beccherete la sinossi ufficiale da cartella stampa, anche se secondo me o è stata scritta da qualcuno sotto acido oppure (e questo è più probabile) è stata tradotta in italiano da un lupo mannaro mentre si stava facendo la ceretta. Non ci sono altre spiegazioni.


Ambientato nel Sud due anni prima della Guerra Civile, Django Unchained, con il Premio Oscar Jamie Foxx nel ruolo di Django, uno schiavo la cui brutale storia col suo ex padrone lo pone faccia a faccia con il cacciatore di taglie di origine tedesca Dr. King Schultz (il Premio Oscar Christoph Waltz).
Schultz è sulle tracce di alcuni assassini, i fratelli Brittle, e solo Django lo può aiutare in questa impresa per riscuotere la relativa taglia. Il non proprio ortodosso Schultz acquista Django con la promessa di liberarlo dopo la cattura dei fratelli, vivi o morti. A missione compiuta Schultz dovrebbe liberare Django, ma i due scelgono di non imboccare strade differenti: Schultz va alla ricerca del criminale più braccato del Sud con Django al suo fianco. Mentre affina le proprie abilità di cacciatore, il protagonista resta concentrato sul suo unico reale obiettivo: ritrovare e salvare Broomhilda (Kerry Washington), la moglie persa durante il commercio illegale degli schiavi tempo addietro.
Questa ricerca porta infine Django e Schultz sino a Calvin Candie (il candidato all'Oscar Leonardo DiCaprio), il proprietario di Candyland, un'ignobile piantagione in cui gli schiavi sono allenati da Ace Woody (Kurt Russell) che li fa combattere l'uno contro l'altro per sport. Infiltrandosi sotto falsa copertura, Django e Schultz destano i sospetti di Stephen (il candidato all'Oscar Samuel L. Jackson), schiavo e domestico fidato di Candie. Vengono scoperti e la perfida organizzazione si stringe come una morsa su di loro. Se Django e Schultz vorranno riuscire a scappare con Broomhilda, si troveranno costretti a scegliere tra l'indipendenza e la solidarietà, tra il sacrificio e la sopravvivenza ...




Io ho ovviamente optato per una versione in lingua originale. La sola idea di sentire DiCaprio doppiato con la voce da eterno Peter Pan che continuano ad affibbiargli in Italia mi faceva star male, ma a parte questo, la v.o. è sempre l'opzione che preferisco.
Come già era accaduto per il predecessore Inglorious Basterds, ci troviamo di fronte ad un film che ci racconta la liberazione degli oppressi, la loro rivolta contro gli oppressori, ma soprattutto la loro vendetta, in stile rigorosamente pulp e, perché no, anche un po' teatrale.
Si tratta di un film con la sua buona dose di violenza (c'era bisogno di dirlo?) che Tarantino ha plasmato  prendendo spunto non solo dal famigerato Spaghetti Western di Sergio Corbucci, ma anche da un altro film di genere, ovvero Mandingo, che parla di incontri di lotta mortali tra schiavi di colore.



A molti non è piaciuto, a me sì, e posso addirittura dire che ho particolarmente apprezzato uno degli aspetti del film che è stato più denigrato dai suoi detrattori, cioè la sceneggiatura.
Io l'ho trovata molto intelligente, perché riesce a sfruttare in modo ideale i vari clichè del genere che qui viene rivisitato, e lo fa a vantaggio di una storia che resta comunque originale e interessante.
Ma probabilmente, a dar fastidio, non è stata tanto la sceneggiatura in sé per sé, ma la durata del film, che è di due ore e quaranta minuti, a cui la sceneggiatura contribuisce con la dimostrazione di un certo compiacimento da parte del regista, che secondo ci può tranquillamente aspettare da un personaggio come Quentin Tarantino. Sicuramente qualcosa si poteva eliminare, ma a quel punto la salsa tarantiniana con cui tutti gli elementi, vecchi e nuovi, della storia sono tenuti insieme e che caratterizza tutta la pellicola attraverso soluzioni visive, scelte di fotografia e montaggio e quant'altro, sarebbe diventata più debole e di sicuro meno gustosa. Non ci scordiamo del resto che il diavolo sta nei dettagli.
Molto interessante anche lo score musicale del film, in cui è presente anche un pezzo scritto appositamente per Django Unchained da nientepopòdimenochè Ennio Morricone e cantato dalla bravissima Elisa. Una decisa nota di italianità insomma.
Ma la cosa che mi è piaciuta maggiormente è la caratterizzazione dei vari personaggi, sempre spinta al limite massimo per creare un effetto un po' grottesco, ma comunque perfettamente funzionale. Ovviamente da questo punto di vista il cast contribuisce in maniera imponente. E quando dico cast, in questa caso, intendo una sfilza di grandi attori, in primis Christoph Waltz - che io adoro - e a seguire il già citato Leo, Jamie Foxx e Samuel L. Jackson, che da bravo attore feticcio qui ha un ruolo inaspettato che è quasi una macchietta. Ma la lista sarebbe ovviamente molto più lunga, soprattutto grazie a degli spassosissimi cammei.
Secondo me alcune delle critiche mosse sono immeritate. Si tratta di un bel film, a volte non proprio agile e snello, ma abbastanza carico di tensione e azione, con piccoli sprazzi di un macabro retrogusto comico, che da vita ad un affresco singolare del senso di rivincita. La storia riesce a mantenere un suo tipo di dinamismo, anche se nella parte centrale della narrazione, più che procedere significativamente, ci si gongola un pochino.


photos via
google
google

domenica 3 febbraio 2013

Concorso Lush + Noi Siamo Infinito

Ciao funghette!
Oggi un post velocissimo. Purtroppo ultimamente latito un pochino, anche se avrei tanto da dirvi e quindi da scrivere, purtroppo mi manca il tempo.

Torniamo in topic hop hop! Vi ricordate il post che un po' di tempo fa ho dedicato al libro The Perks of Being a Wallflower e al film che ne è stato tratto?
Don't worry, se non sapete di cosa io stia parlando potete andare a spulciarvelo qui. Nel post in questione vi avevo accennato che il titolo per la distribuzione italiana sarebbe stato diverso, dato che quello originale è difficile da tradurre esattamente nella nostra lingua. Sia il film che la nuova edizione italiana del libro si intitoleranno quindi Noi Siamo Infinito.
La notizia vera e proprio è che il film uscirà nelle nostre sale il 14 febbraio e la Lush, che tutte amiamo e conosciamo, ha deciso di abbinarci un profumatissimo concorso!





Con questo concorso (già attivo in quanto valido dal 1 al 24 febbraio) potreste vincere un romantico kit composto dal libro e dall'olio da massaggio Cuore Matto. Per maggiori info basta cliccare sull'immagine che vi porterà direttamente alla pagina del sito Lush dedicata a questa dolcissima iniziativa!
Inutile dirvi che fossi in vi ci farei subito un pensierino, dato che come avrete capito, quello messo in palio, ovvero Noi Siamo Infinito, è uno dei miei libri preferiti e mi è particolarmente caro. E di questo vi ho già abbondantemente parlato nel post a cui accennavo prima (questo qui ;)). 

Sarebbe quindi il caso di parlare dell'altra metà del premio, ovvero l'olio da massaggio Cuore Matto. Ma io purtroppo non ho mai avuto occasione di provarlo. Non sono esattamente un tipo da massaggio, anche se tutto, ma proprio tutto, quello che è firmato Lush mi tenta sempre da impazzire, non ho avuto il piacere (perché son certa che sia tale). Perciò vi riporto la descrizione che potete trovare sul sito:



Cuore Matto - Noi siamo infinito
Un massaggio da film che rende tutto possibile, perché... noi siamo infinito!
La freschezza, la tenerezza e la verità delle emozioni di Noi siamo infinito per festeggiare al cinema un San Valentino speciale in cui amare e sentirsi amati.Con Cuore Matto scoprite la meraviglia di sentirvi “infinito”! Non siate troppo teneri con questo cuore matto! Spappolatelo tra le mani per rompere il suo delicato guscio di burro di karité e murumuru, e liberate la sua scivolosa anima di olio di mandorle, glicerina, cupuaçu e sciroppo di agave. Con il suo profumo iperafrodisiaco di gelsomino, vaniglia e ylang ylan farà del vostro massaggio un momento d’indimenticabile scioglievole piacere! Un massaggio da film che rende tutto possibile, perché... noi siamo infinito!






Spero parteciperete in tante, non per qualche tipo di rapporto con l'azienda in questione (di cui sono fan ma con cui non ho assolutamente nulla a che fare), ma perché mi scalderebbe il cuore sapere che qualcuna di voi ha avuto la possibilità di leggere questo particolare libro... magari dopo essersi gustata un bel massaggio. In bocca al lupo!



lunedì 21 gennaio 2013

The Perks of Being a Wallflower o il "ragazzo da parete" di una volta...

Lunghissime considerazioni e chiacchiere sul libro e il film



Lo avevo annunciato, lo avete temuto ed eccolo finalmente: il post su The Perks of Being a Wallflower... che è innanzitutto un romanzo - di formazione - di Stephen Chbosky, che io ho amato moltissimo. Ho quindi bisogno di parlarne anche se le mie parole saranno di sicuro ben lontane dal rendergli giustizia.

Pittsburg. Periferia. Siamo negli anni '90 e la storia è quella del giovane Charlie, che ci parla di sé e della sua vita attraverso delle lettere che scrive ad un amico anonimo, cioè ad una ragazzo, presumibilmente della sua scuola, che non conosce di persona e a cui non vuole rivelare a sua volta la sua identità.
Il bisogno di raccontarsi, in questo ragazzo che preferisce pensare piuttosto che interagire, nasce nel momento in cui, dopo l'improvviso suicidio del suo migliore amico Michael, Charlie si trova a dover affrontare il primo anno di liceo, una sorta di rito di iniziazione, di crocevia fondamentale nella vita di molti adolescenti.
Ma Charlie non è un adolescente come tanti, dietro il suo carattere morbosamente introverso si celano dei segreti che gravano irrimediabilmente sul suo animo sensibile. A tormentarlo c'è infatti, sin dalla sua infanzia, l'incapacità di elaborare e superare il lutto per la morte violenta e prematura dell'adorata zia Helen e un passato di degenza in un ospedale psichiatrico.
L'ingresso nell'universo, per molti versi spietato, della scuola superiore potrebbe essere un ulteriore trauma per un ragazzo come Charlie, uno di quelli che alle feste stanno immobili in un angolo da soli, a fare tappezzeria (da qui il titolo del libro che in italiano era stato tradotto come"Ragazzo da parete", ma che ora verrà edito nuovamente con lo stesso titolo che la distribuzione nostrana ha deciso di dare al film, ovvero "Noi siamo infinito").


Per fortuna ad accompagnare il nostro protagonista in questa nuova avventura, e in un' importantissima fase di crescita personale, arriva Sam, la ragazza di cui Charlie si innamorerà, e il suo fratellastro Patrick. Questi due ragazzi nient'affatto convenzionali lo introducono nella loro cerchia di amici e per Charlie inizia un periodo di forti emozioni, di prime volte e nuove esperienze. Mentre per noi che leggiamo comincia una storia bellissima e straziante, che raggiunge una profondità specifica quando parla di argomenti sensibili come l'uso di droghe, la sessualità e la depressione.
E per quanto riguarda la trama mi fermo qui, un po' perché scriverla è una cosa che odio fare e che mi fa sclerare ogni volta che recensisco un film, ma soprattutto perché non voglio svelarvi troppo.


Non ricordo con esattezza quando o come ho saputo di questo libro, mi sfugge la circostanza esatta, ma credo che sia legata agli Smiths, uno dei miei gruppi preferiti di sempre a dir poco, di cui il protagonista è un grande fan. Le loro canzoni vengono infatti citate spesso e per me questa è una discriminante più che legittima per scegliere un libro (o un film) piuttosto che un altro. Come se non bastasse tra le varie citazioni e non solo, abbonda la presenza del Rocky Horror Picture Show e di tante altre cose che hanno fatto parte della mia gioventù.
Non mi serviva altro, ho voluto leggere questo libro non appena sono venuta a sapere della sua esistenza e sono felicissima di averlo fatto. Questo per me è stato uno di quei libri con cui, mentre si legge, viene instaurato un rapporto vero è proprio, di scambio, di affetto, di quel che vi pare, ma è così e so che molte di voi capiranno di cosa parlo o almeno lo spero.

mercoledì 9 gennaio 2013

Preferiti di dicembre - Entertainment edition


Avrei voluto postare prima questa seconda ed ultima parte del post ma la sorte avversa ha fatto di tutto per impedirmelo. Spero di riuscirci almeno oggi dato che, per vostra fortuna, questo atto conclusivo sarà rapido ed indolore!
  • Un polpo alla gola di Zerocalcare - Finalmente parliamo un po' di carta e inchiostro. Un polpo alla gola però non è un libro, ma un albo a fumetti, l'ultima fatica di Zerocalcare, geniale narratore delle anomalie della vita quotidiana e insuperabile "perculatore" delle debolezze e delle nevrosi della generazione a cui appartiene ovviamente anche la sottoscritta. Questo suo secondo lavoro è una storia, divisa in un trittico, sulle paranoie e i segreti, sui sensi di colpa che ti fanno venire per l'appunto il temibilissimo "polpo alla gola". In ognuna delle tre parti assistiamo ad una diversa fase della crescita dei tre amici protagonisti, mentre le loro avventure - farcite con spassosissime citazioni dell'universo un po' trash della cultura pop tipica degli anni 80 - vengono riportate con un'irresistibile esasperazione tragicomica. Nel mio caso l'affinità anagrafica aiuta di sicuro, ma credo che il talento di questo ragazzo vada ben al di là. Comunque le recensioni della crta stampata non mi escono bene come quelle dei film, perciò per capire di cosa parlo fatevi un giro sul suo blog!
  • La parte degli Angeli (The Angels' Share) - L'ultimo e ottimo film di Ken Loach, cineasta inglese celebre per la sua capacità di fondere tematiche sociali e commedia. Quello che io trovo straordinario dei suoi film è il fatto che riescano a mostrare la verità di alcune realtà sociali, e a far riflettere su di esse, senza però far mancare allo spettatore l'intrattenimento vero e proprio. Non è da tutti riuscire a rappresentare la società nella sua parte più disfunzionale e i suoi ingranaggi marci facendo allo stesso tempo del grande cinema d'autore. La parte degli Angeli è la definizione con cui si indica il 20% di alcol che ogni hanno evapora disperdendosi nell'aria durante la lavorazione nelle distillerie e questo è tutt'altro che un film religioso. Il protagonista è Robbie, un piccolo delinquente della periferia di Glasgow, che riesce ad evitare l'ennesima condanna al carcere perché sta per diventare papà. Il giovane comunque scontare una pena facendo servizi socialmente utili. Il suo supervisore è un grandissimo appassionato di whisky e scopre ben presto che il ragazzo ha un palato straordinario e un gusto ben al di fuori dell'ordinario per questo particolare "nettare". Per Robbie, che vuole lasciarsi alle spalle il passato e prendersi cura della sua neonata famiglia, si tratterà di un vero e proprio dono che gli permetterà di riscattarsi a modo suo. Un inizio abbastanza aggressivo ci introduce ad una rocambolesca e scanzonata avventura, che diverte ma fa al contempo pensare. Una bella storia che parla di forza di volontà e speranza, saltando senza esitazione l'ostacolo dei cliché. C'è un altro film che ho visto a dicembre, ma non è ancora uscito in Italia e inoltre è tratto da uno dei libri preferiti, quindi ho deciso di dedicargli un post a parte che spero di riuscire a scrivere al più presto!


mercoledì 5 dicembre 2012

Moonrise Kingdom

Esatto. Il titolo di questo post è in realtà quello di un film che oggi finalmente - dopo aver spopolato a Cannes e nel resto del globo terracqueo - esce anche in Italia.
E se il maltempo di questi giorni non dovesse essere sufficiente, ci penserò io a farvi venir voglia di rinchiudervi dentro un cinema. 
O almeno voglio provarci.
Stiamo parlando dell'ultimo film del regista Wes Anderson, che ci ha già regalato una delle migliori piccole gemme del cinema moderno ovvero I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums 2001). Se questo titolo non vi dice niente, allora purtroppo per voi in passato vi siete persi un gran bel film che vi consiglio di recuperare. 
Ma torniamo rapidamente al presente e voi andate di corsa a vedere Moonrise Kingdom. Portateci le persone a cui volete bene, non ve ne pentirete, è un bellissimo film che ha la rarità di riuscire ad essere sofisticato, con dei toni molto vintage, senza risultare però mai troppo artefatto o patinato come tanta roba che ci rifila Hollywood al giorno d'oggi.
La storia a è quella di due ragazzini innamorati, in fuga da una realtà alienante e un po' sterile. Nonostante si tratti di un film drammatico, quella raccontata da Moonrise Kingdom è una storia che però risulta inevitabilmente tenera e divertente. Non riuscirete a non emozionarvi.
Per ora non vi dico altro. Io ho già scritto una recensione (in toni vagamente entusiastici come forse avrete intuito), ma purtroppo non so ancora quando verrà pubblicata, sperò comunque di poterla condividere con voi quanto prima. Nel frattempo se voi riuscite ad andare a vederlo fatemi sapere cosa ne pensate perché io l'ho adorato, quindi mi interessa moltissimo il vostro parere!