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giovedì 9 maggio 2013

Voglia di Giappone #1: Kiki Consegne a Domicilio

Buonasera fanciulle!

Sarà colpa dei ciliegi (e non solo) in fiore, ma in questo periodo, oltre a rischiare l'estinzione per l'allergia, ho un desiderio micidiale di tornare in Giappone. Diciamo che è un sentimento che mi accompagna costantemente ormai da molti anni, ma in questa stagione si intensifica sempre.

A questo proposito vorrei parlarvi di un film carinissimo: Kiki - Consegne a domicilio. Il film è prodotto dal celeberrimo Studio Ghibli del maestro Hayao Miyazaki, vero è proprio mago del lungometraggio di animazione made in Japan. Ebbene sì, ormai anche i profani lo avranno capito: stiamo parlando di cartoni animati!
Anche se la pellicola risale all'ormai lontano 1989 potete trovarla in questi giorni nelle nostre sale (dove in realtà sta già da un po', scusate il ritardo ;P)
Se siete della mia generazione - diciamo sulla trentina - Miyazaki lo conoscete di sicuro, magari a vostra insaputa, ma vi basti sapere che è il papà di Heidi, Conan il ragazzo del futuro... e quella piaga di Anna dai capelli rossi. Se non sapete di cosa parlo allora siete giovani, o comunque più giovani di me, beate voi, cosa state a fare ancora qui? Spegnete il pc e andate a godervi il fiore degli anni! Oppure no, continuate a leggere, fate un po' come volete dai.
Mi ero ripromessa di non divagare, ed ho ovviamente fallito.
Kiki consegne a domicilio è un film molto grazioso che parla di una streghetta tredicenne che intraprende il suo cammino verso l'indipendenza. Ma tutto quello che volete e dovete sapere lo trovate scritto qui nella mia recensione, perciò eviterò di ripetermi all'infinito.





Per pura onestà intellettuale, ci tengo a rendere noto che tra i film di Miyazaki che ho avuto il piacere di vedere, questo non è il mio preferito, come forse si evince dalla mia recensione. Perciò se siete del tutto profane e non sapete di cosa io stia parlando, ma pensate che possa interessarvi o incuriosirvi l'argomento, io vi consiglierei di cimentarvi innanzitutto con quelle che a mio avviso sono tra le opere più spettacolari e riuscite del regista, cioè Spirited Away (La città incantata), Il mio vicino Totoro e Il castello errante di Howl. Si tratta ovviamente di un modesto consiglio, magari è meglio se scegliete in base alla trama e a quello che pensate meglio possa soddisfare i vostri gusti. C'è solo l'imbarazzo della scelta fidatevi!

lunedì 15 aprile 2013

Recensione 10 Color Eyeshadow Palette by NYX

Care fanciulle quello di cui vi parlo oggi è in assoluto il mio prodotto preferito tra quelli contenuti nel blogger kit che ho ricevuto da NYX, la 10 Color Eyeshadow Palette.
Essendo una fanatica degli ombretti sono stata immediatamente conquistata dalla palette, questo prodotto è disponibile in tanti "modelli", ovvero in diverse combinazioni di colori. Io ho ricevuto la Smokey che, neanche a farlo apposta, era nella mia wishlist perché contiene degli ombretti che sono perfetti per i miei occhi e per tipo di make up che prediligo.
A questo punto mi sarebbe piaciuto inserire una descrizione ufficiale, ma purtroppo non riesco a trovare questa palette su nessuno dei siti NYX e trovo che sia veramente un peccato perché io me ne sono già un po' innamorata. Oppure sono più rimbambita del solito e la palette esiste ancora ma io non riesco a trovarla. Magari ce l'ho sotto gli occhi. Entrambe le ipotesi sono ugualmente plausibili e non so quale sia la peggiore.

La 10 Color Eyeshadow Palette in questa specifica variante per lo smokey contiene ombretti principalmente scuri, ma trovo che ci sia un ottimo equilibrio di tonalità (non mancano inoltre due illuminanti) e trovo molto buono anche quello tra finish matte e shimmer.
Gli ombretti sono tutti di buona qualità (come quelli NYX già descritti in questo mio post) ben pigmentati e scriventi, in particolare non ho potuto fare a meno di ammirare l'ottima prestazione dell'ombretto nero, oltre le aspettative considerando che si parla di un brand low cost.
Altro pregio è la estrema compattezza della confezione, che entra comodamente in borsa, anche in una piccolissima pochette. Insomma un buon assortimento di colori in uno spazio ristretto, ma con uno specchio abbastanza ampio.

Per ora ho trovato un unico difetto: mi sembra che ci siano due ombretti pressoché identici (?!) ma trattandosi di un colore molto scuro, uno dei pochi che ho ancora non ho testato a fondo non sono sicura al 100%. A vederli in cialda però sono uguali sputati e swatchati sulla mano anche. Misteroooo!
Nel complesso comunque lo trovo un prodotto fantastico e ve la consiglio di brutto se come me amate gli smokey eyes. Io la sto usando di continuo, vi dirò di più, la sto usando anche di giorno. Ormai è amore <3


giovedì 21 marzo 2013

Review NYX Girls Nail Polish in Robotic

Finalmente riesco a trovare un po' di tempo per dedicarmi alla recensione di un altro dei prodotti del blogger kit, gentilmente inviatomi da NYX. Oggi parliamo dunque di smalto per unghie e in particolare del Girls nail polish che io ho ricevuto nella colorazione Robotic.
Come alcune di voi ormai avranno ben capito, non sono esattamente una maga del manicure, ma dirò comunque la mia.



Lo smalto me lo ha messo, in modo impeccabile, una mia amica, che guarda un po' il caso, lo fa proprio di lavoro, toh! Per poter testare la qualità effettiva del prodotto ho deciso di non ricorrere ad alcun top coat miracoloso, come invece faccio di solito. Non so se la stesura da parte di mani esperte abbia influito o meno, ma lo smalto ha avuto una durata davvero buona, di cinque giorni circa, che senza top coat mi sembra un risultato davvero degno di nota!

domenica 17 marzo 2013

"Il Lato Positivo" di Jennifer e Bradley e quello di "Upside Down"

Ciao belle bimbe come state?
Io no comment, ma mi siete mancate tantissimo! Purtroppo la mia allergia primaverile e prematura mi ha messo k.o. per diversi giorni, e ora che inizio un po' a recuperare mi sto sforzando di mantenere una parvenza di vita sociale.
Entro martedì spero di riuscire a pubblicare la review dello smalto NYX, che i sostanza è pronta, ma necessita un adeguato corredo fotografico, ma oggi, come avrete capito, si parla di cinema e - evento più unico che raro - di storie d'ammoreh!

Finalmente, dopo vari problemi tecnici, sono riusciti a pubblicare la mia recensione del film Upside Down, che ormai temo non sia più in sala essendo uscito il 28 febbraio.
Come suggerisce il titolo, ho trovato in questo film un lato positivo davvero importante, che però ne costituisce l'unico punto di forza e purtroppo non è necessario a sopperire ad altre piccole carenze che sommandosi fino alla fine rendono il film deboluccio. Ma nel complesso resta carino, soprattutto se siete delle inguaribili romanticone! Il film è interpretato da un ottimo cast e il ruolo dei protagonisti è interpretato da Jim Sturgess e Kirsten Dunst, due attori che stimo molto, anche se devo ammettere di aver purtroppo trovato lei un pochino sotto tono rispetto al solito.
La recensione completa (se non avete già cliccato sopra) potete leggerla qui. Inutile dirvi che mi riempirebbe di piacere e che attendo con ansia i pareri di chi ha visto questo film.











giovedì 7 marzo 2013

Review NYX Black Label Lipstick in Chakra

Ecco finalmente la mia prima review sui prodotti del blogger kit mandatomi da NYX!
Per iniziare ho scelto il rossetto, per l'esattezza il Black Label Lipstick, che io ho ricevuto nella colorazione 118 Chakra.
Ho sempre sentito parlare tantissimo dei Round Lipstick di NYX, ho letto articoli e visto molti video a riguardo, ma dei Black Label sapevo poco o nulla, quindi la mia curiosità è stata a dir poco incontenibile!
Io ho ricevuto il lipstick nella colorazione Chakra, ovvero un rosa pieno e luminoso con un finish frosted, ma non troppo. Purtroppo non sono avvezza a questa tipologia di finish e colore, perciò non so bene come descriverli, chiedo venia. Secondo me questo è un rosa che vira verso il corallo, ma si nota, più che sulle labbra, nello stick e nelle mie pessime foto. Purtroppo il tempo è brutto da giorni e mi sono dovuta accontentare della luce artificiale. Inutile dire che il colore nelle immagini sottostanti è falsato e non corrisponde perfettamente a quello reale. Ma credo che quello che sia davvero importante è la qualità del rossetto, poi ognuno giustamente se lo accatta del colore che più gli piace, del resto la scelta è molto ampia dato che ce ne sono addirittura novantasei! Che dire, se non trovate quello che fa per voi... allora forse siete daltoniche (scherzoooooooo eh)!









lunedì 11 febbraio 2013

Django e i suoi fratelli

Non proprio la solita recensione.


Ogni qualvolta Quentin Tarantino annuncia un suo nuovo progetto io entro in uno stato di trepidante attesa. Quando ho saputo di Django Unchained però, mi sono trovata un po' spiazzata, perché nonostante io abbia sempre avuto un occhio di riguardo per il cinema di serie B, quello nostrano ovviamente incluso, lo Spaghetti Western non fa per me. I film di Sergio Leone sono dei capolavori e non ci piove, ma a C'era una volta il West io ho sempre preferito C'era una volta in America, tanto per capirci insomma.
E di Corbucci ho avuto modo di vedere più che altro le commedie che ho più o meno apprezzato a seconda del caso. Sapevo che costui fosse il "papà" di Django, ma non ho mai visto il film con Franco Nero, tantomeno ho prestato attenzione alla prole illegittima che quest'ultimo ha generato. All'epoca infatti il film Django deve essere stato un vero è proprio fenomeno e molti registi hanno cercato di cavalcare l'onda del successo ottenuto da questo personaggio portato sullo schermo per la prima volta da Sergio Corbucci, o meglio di approfittarsene. Spero venga apprezzata la mia onestà.

In occasione dell'uscita nelle sale del film di Tarantino avrei potuto rimediare e fare ammenda dei miei peccati, sorbendomi le numerose maratone tv che i palinsesti hanno dedicato in modo molto paraculo al nostro eroe, trasmettendo tutti i film che hanno il nome Django nel titolo, per poi tirarmela vantando chissà quale conoscenza pregressa degli antenati storici della nuova creatura di Tarantino. Ma non è il mio stile... anche se pare che sia quello di molti altri, buon per loro. O forse no.
I buon vecchio - e oramai anche panciuto - Quentin non ha mai fatto mistero del suo amore per i B movies, e per quelli Italiani in particolare, da cui spesso è stato ispirato o che ha voluto omaggiare e ricordare all'interno delle sue opere. Era praticamente inevitabile che prima o poi si cimentasse con lo Spaghetti Western. Eppure io non mi sentivo pronta, avevo paura che non sarei riuscita a farmelo piacere, e questo sottointende chiaramente l'aver dato quasi per scontato da parte mia che Django Unchained non sarebbe riuscito a conquistarmi in maniera spontanea ed immediata. Anche io ho i miei pregiudizi e purtroppo oltre a quelli ho anche parecchi limiti. Ma ne almeno ne sono ben cosciente .

Poi mi sono ricordata di un altro Django già in mio possesso e che volevo vedere in tempi ancora non sospetti, ovvero Sukiyaki Western Django di Miike Takashi, regista giapponese che adoro da sempre.
Quindi prima di cimentarmi nella visione di quello "unchained", mi sono dedicata al suo cugino un po' più grande e con gli occhi a mandorla, nella speranza che questo, entusiasmandomi come fanno sempre i film di Miike, mi rendesse più ben disposta nei confronti del film di Tarantino. E avevo ragione.
Sukiyaki Western Django è il personalissimo omaggio di Miike al genere dello Spaghetti Western, il sukiyaki del titolo è infatti un piatto tipico della cucina nipponica, che qui prende quindi il posto della nostra amatissima pastasciutta. Come suo solito il regista saccheggia e stravolge i canoni dei generi cinematografici per regalarci un film originalissimo e unico.


La storia è quella di un villaggio, dove si narra che sia nascosto un tesoro di natura ed entità sconosciuta, che viene sconvolto dall'arrivo di due bande di malviventi che vogliono scovarlo, nonché assumere il potere. L'arrivo di un pistolero formidabile e misterioso, disposto a mettersi al soldo del miglior offerente, inasprisce ulteriormente la rivalità tra i Rossi e i Bianchi, portando ad un'inaspettato finale che coinvolgerà i pochi abitanti che hanno resistito all'assedio e non solo.
Un piccolo ruolo nel film ce l'ha anche Quentin Tarantino stesso, che ha deciso di partecipare giocosamente al film che il suo collega, nonché amico, Takashi aveva deciso di dedicare al western all' italiana - più che a Django in sé per sé - di cui entrambi si sono evidentemente infatuati.



I saloon sono sostituiti da costruzioni con il tetto a pagoda, dove le stanze hanno i tatami e sono separate da porte di riso. Ci sono gli inseguimenti a cavallo e gli speroni, ma si uccide a colpi di katana oltre che di pistola. Il selvaggio oriente si tinge dei colori della tradizione del sol levante, per un risultato esuberante, dove trova ampio spazio anche la letteratura Shakesperiana con la sua guerra delle rosa (tratta da Riccardo III) da cui il film trae gran parte della sua simbologia metaforica. E qui il rosso e il bianco delle due fazioni in lotta daranno vita a numerose sfumature di malvagità, strizzando spesso un occhio al grottesco.
La figura del pistolero solitario, lo straniero che arriva al villaggio per fare da giustiziere, e che di solito ha il ruolo da protagonista nei western classici, qui è una figura un po' assente e qui serve più che altro a fare da innesco per tutta una serie di scoppiettanti personaggi che hanno più spessore e sono decisamente più rilevanti ai fini della storia.
Ogni qualvolta Miike si confronta con un genere diverso, non lo possiede prepotentemente, annientandone l'essenza, ma al contrario intreccia con esso una relazione di profondo amore e rispetto con cui lo esalta, senza però rinunciare al suo stile personale.

Come avrete capito Sukiyaki Western Django mi è garbato assai, così bella carica, anzi caricata a molla tipo jack-in-the-box perché l'immagine della pupazza/pagliaccia trovo mi si addica molto, mi sono concessa finalmente la visione del tanto chiacchierato Django Unchained di Tarantino.
Come ben saprete, non amo scrivere le trame, oltretutto trattandosi di un film recente e probabilmente ancora in sala, non voglio rischiare di ammollarvi qualche spoiler. Perciò vi beccherete la sinossi ufficiale da cartella stampa, anche se secondo me o è stata scritta da qualcuno sotto acido oppure (e questo è più probabile) è stata tradotta in italiano da un lupo mannaro mentre si stava facendo la ceretta. Non ci sono altre spiegazioni.


Ambientato nel Sud due anni prima della Guerra Civile, Django Unchained, con il Premio Oscar Jamie Foxx nel ruolo di Django, uno schiavo la cui brutale storia col suo ex padrone lo pone faccia a faccia con il cacciatore di taglie di origine tedesca Dr. King Schultz (il Premio Oscar Christoph Waltz).
Schultz è sulle tracce di alcuni assassini, i fratelli Brittle, e solo Django lo può aiutare in questa impresa per riscuotere la relativa taglia. Il non proprio ortodosso Schultz acquista Django con la promessa di liberarlo dopo la cattura dei fratelli, vivi o morti. A missione compiuta Schultz dovrebbe liberare Django, ma i due scelgono di non imboccare strade differenti: Schultz va alla ricerca del criminale più braccato del Sud con Django al suo fianco. Mentre affina le proprie abilità di cacciatore, il protagonista resta concentrato sul suo unico reale obiettivo: ritrovare e salvare Broomhilda (Kerry Washington), la moglie persa durante il commercio illegale degli schiavi tempo addietro.
Questa ricerca porta infine Django e Schultz sino a Calvin Candie (il candidato all'Oscar Leonardo DiCaprio), il proprietario di Candyland, un'ignobile piantagione in cui gli schiavi sono allenati da Ace Woody (Kurt Russell) che li fa combattere l'uno contro l'altro per sport. Infiltrandosi sotto falsa copertura, Django e Schultz destano i sospetti di Stephen (il candidato all'Oscar Samuel L. Jackson), schiavo e domestico fidato di Candie. Vengono scoperti e la perfida organizzazione si stringe come una morsa su di loro. Se Django e Schultz vorranno riuscire a scappare con Broomhilda, si troveranno costretti a scegliere tra l'indipendenza e la solidarietà, tra il sacrificio e la sopravvivenza ...




Io ho ovviamente optato per una versione in lingua originale. La sola idea di sentire DiCaprio doppiato con la voce da eterno Peter Pan che continuano ad affibbiargli in Italia mi faceva star male, ma a parte questo, la v.o. è sempre l'opzione che preferisco.
Come già era accaduto per il predecessore Inglorious Basterds, ci troviamo di fronte ad un film che ci racconta la liberazione degli oppressi, la loro rivolta contro gli oppressori, ma soprattutto la loro vendetta, in stile rigorosamente pulp e, perché no, anche un po' teatrale.
Si tratta di un film con la sua buona dose di violenza (c'era bisogno di dirlo?) che Tarantino ha plasmato  prendendo spunto non solo dal famigerato Spaghetti Western di Sergio Corbucci, ma anche da un altro film di genere, ovvero Mandingo, che parla di incontri di lotta mortali tra schiavi di colore.



A molti non è piaciuto, a me sì, e posso addirittura dire che ho particolarmente apprezzato uno degli aspetti del film che è stato più denigrato dai suoi detrattori, cioè la sceneggiatura.
Io l'ho trovata molto intelligente, perché riesce a sfruttare in modo ideale i vari clichè del genere che qui viene rivisitato, e lo fa a vantaggio di una storia che resta comunque originale e interessante.
Ma probabilmente, a dar fastidio, non è stata tanto la sceneggiatura in sé per sé, ma la durata del film, che è di due ore e quaranta minuti, a cui la sceneggiatura contribuisce con la dimostrazione di un certo compiacimento da parte del regista, che secondo ci può tranquillamente aspettare da un personaggio come Quentin Tarantino. Sicuramente qualcosa si poteva eliminare, ma a quel punto la salsa tarantiniana con cui tutti gli elementi, vecchi e nuovi, della storia sono tenuti insieme e che caratterizza tutta la pellicola attraverso soluzioni visive, scelte di fotografia e montaggio e quant'altro, sarebbe diventata più debole e di sicuro meno gustosa. Non ci scordiamo del resto che il diavolo sta nei dettagli.
Molto interessante anche lo score musicale del film, in cui è presente anche un pezzo scritto appositamente per Django Unchained da nientepopòdimenochè Ennio Morricone e cantato dalla bravissima Elisa. Una decisa nota di italianità insomma.
Ma la cosa che mi è piaciuta maggiormente è la caratterizzazione dei vari personaggi, sempre spinta al limite massimo per creare un effetto un po' grottesco, ma comunque perfettamente funzionale. Ovviamente da questo punto di vista il cast contribuisce in maniera imponente. E quando dico cast, in questa caso, intendo una sfilza di grandi attori, in primis Christoph Waltz - che io adoro - e a seguire il già citato Leo, Jamie Foxx e Samuel L. Jackson, che da bravo attore feticcio qui ha un ruolo inaspettato che è quasi una macchietta. Ma la lista sarebbe ovviamente molto più lunga, soprattutto grazie a degli spassosissimi cammei.
Secondo me alcune delle critiche mosse sono immeritate. Si tratta di un bel film, a volte non proprio agile e snello, ma abbastanza carico di tensione e azione, con piccoli sprazzi di un macabro retrogusto comico, che da vita ad un affresco singolare del senso di rivincita. La storia riesce a mantenere un suo tipo di dinamismo, anche se nella parte centrale della narrazione, più che procedere significativamente, ci si gongola un pochino.


photos via
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lunedì 28 gennaio 2013

Review NYX Single Eyeshadow

Ci metto la faccia #2

Ecco finalmente la mia review dei Single Eyeshadow della NYX. C'ho messo così tanto che han quasi fatto prima questi ombretti ad arrivare sul mercato italiano che io a pubblicare questo post. Ma finalmente ci siamo.

Questi ombretti sono disponibili in una amplissima gamma di colori e possono avere ben 6 finish diversi, che a volte si incrociano tra loro per un risultato "ibrido". La scelta insomma non manca e ce n'è davvero per tutti i gusti!
Riguardo i succitati finish differenti, vi riporto la leggenda presente sul sito Cherryculture dove questi ultimi sono elencati e descritti, in inglese ovviamente, quindi spero vogliate fidarvi della mia traduzione...

Shimmer: ombretto brillante con un leggerissimo effetto glitterato
Matte: colore "piatto" (opaco) senza shimmer o frost
Sheer: un accenno di colore opalescente
Glitter: ombretto con glitter per creare un audace scintillio
Frosty: ombretto scintillante ma senza glitter
Metallic: colori audaci con un'intensa brillantezza

Secondo me alcune di queste diciture sono quantomeno ridondanti, ad esempio il finish metallic è chiaramente metallizzato e così via. Ma di questo parlerò più approfonditamente quando entrerò nel dettaglio dei singoli ombretti momentaneamente in mio possesso, che son solo quattro me tapina. Ma procediamo con ordine.



In generale i Single Eyeshadow(s) di NYX hanno una buona pigmentazione e si sfumano incredibilmente bene. Anche la durata è altrettanto buona, ma devo specificare che li ho sempre messi sopra ad un primer, non perché ritenessi che il prodotto ne avesse bisogno per reggere di più, ma perché per pura fatalità ho sempre fatto trucchi con questi ombretti in occasioni in cui avrei usato il primer a prescindere, poiché sapevo che sarei stata fuori casa tutto il giorno. Non so se si capisce qualcosa di quel che ho scritto, spero di sì (per ogni dubbio chiedete pure per me è sempre un piacere chiacchierare con voi).
L'applicazione risulta semplice e il prodotto non è affatto polveroso (almeno non nelle colorazioni che ho io), cosa che per me è estremamente positiva.

mercoledì 2 gennaio 2013

Tra quisquiglie e logorrea... ci metto la faccia! Crema My Skin Effetto Matt by Essence

Primo post del 2013 e prima recensione in assoluto di un prodotto cosmetico!

... a cui ne seguiranno altre credo. Non perché io mi senta un'autorità nel settore, anzi, sono semplicemente una ragazza (non più giovanissima magari) alla scoperta tra gli scaffali e gli espositori. Come molte vado a tentoni, a volte ci azzecco a altre no.
Quando mi capita di scovare qualcosa di valido che merita davvero, sento il bisogno di parlarne e condividere le mie opinioni. Tutto qui.



La prima volta che mi sono imbattuta nella crema effetto matt My Skin della Essence fu da Coin, dove notai uno stand mai visto prima, con un marchio che però conoscevo fin troppo bene e che apprezzo moltissimo. Mi sembrò una novità interessante, ma in quel momento andavo troppo di fretta per potermici soffermare.
Dopo diverso tempo ho finalmente ritrovato uno stand di prodotti My Skin di fianco a quello normale della Essence dove mi servo di solito. Tra i vari prodotti è stata di nuovo la crema effetto matt a colpire la mia attenzione. Probabilmente ne avevo sentito parlare bene, anche se non ricordavo di preciso dove e da chi, tutta via c'era in me una reminiscenza di questo giudizio positivo che mi ha spinto all'acquisto in modo irrefrenabile, come se da esso dipendesse il bene dell'umanità intera.
Ovviamente il mondo non è diventato un posto migliore, ma la mia faccia sì.

Una piccola premessa, prima di passare alla review vera e propria. Io sono sempre a caccia di creme del genere perché ho la pelle mista. Per mista non intendo che ho una zona T grassa e il resto del viso normale, o tendente al secco, no. La mia pelle, in particolare proprio nella famigerata zona T, è allo stesso tempo grassa e con i pori leggermente dilatati e terribilmente secca, tanto da spellarsi. Poi ci sono le guance che sono zona franca. Il fatto che queste due tipologie di pelle agli antipodi, possano convivere sulla stessa faccia potrebbe sembrare fantascienza allo stato puro, ma per me è la pura e triste verità.

Partiamo dati alla mano: per un prezzo irrisorio (3/4 euro circa, forse anche meno) vi portate a casa ben 50 ml di prodotto. Un affarone senza ombra di dubbio.
Ma io ho imparato che nella vita nessuno ti regala niente, quindi il prezzo così basso invece di invogliarmi, per qualche attimo, mi ha fatto titubare e mi sono chiesta quale e quanta qualità ci si potesse aspettare da un prodotto talmente low cost da non crederci. Ma del resto la cifra modica fa anche in modo che, in caso di insoddisfazione, alle brutte la perdita per le tasche dell'acquirente sia di pochissimi spicci. Un rischio minimo che ho voluto correre, perché io della Essence mi fido.
Per fortuna comunque, quello ipotizzato, non è stato assolutamente il mio caso! Questa crema ha sbaragliato tutte le mie aspettative.

giovedì 13 dicembre 2012

Ancora su Moonrise Kingdom

Un post brevissimo ma a cui tengo non meno degli altri.
Vi avevo già parlato del nuovo e bellissimo film di Wes Anderson in un altro post.
Moonrise Kingdom è nelle nostre sale e merita davvero secondo me, quindi vorrei condividere con voi la recensione che ho scritto. Se vi interessa e volete leggerla clickate qui.
Fatemi sapere cosa ne pensate, ci tengo, non importa se abbiate visto il film o meno!

E visto che siamo in tema...
Ieri ho finalmente visto A Dangerous Method di Cronenberg, regista che ho sempre apprezzato molto. Non so, forse semplicemente non era il mio genere, ma ho avuto la sensazione che in una piccola percentuale mi deludesse. Ogni tanto avevo il terrore che potesse virare un po' sul melò, cosa che francamente sopporto a malapena. Magari è solo prevenuta proprio perché non era il "solito insolito" film.
Voi lo avete visto? Cosa ne pensate?